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Esperienze agroecologiche sulla fertilità del terreno

Casa diffusa della biodiversità agraria – CADIBIA Esperienze agroecologiche sulla fertilità del terreno – Gruppi di lavoro su mais e legumi tradizionali.

ore 9,30 Registrazione dei partecipanti
ore 10,00 Saluti e introduzione
ore 10,30 L’agroecologia come buone pratiche per la gestione dei territori – Cristiana Peano, Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino.
ore 11,00 Alle radici dell’agricoltura. Micorrize e fertilità – Gigi Manenti, agricoltore
ore 11,30 – 11,45 | PAUSA CAFFÈ
ore 11,45 Permacoltura e terreno agrario – Nicola Savio, agricoltore
ore 12,15 Dialogo e approfondimento con il pubblico
ore 13,00 | PAUSA PRANZO Pranzo comunitario al sacco nel Parco del Castello – Possibilità di pasta e fagioli presso Osteria del Castello a € 5,00 (gradita prenotazione 0174 587292)
ore 15,00 – 18,00 MAIS E LEGUMI TRADIZIONALI • Normative, campi varietali, scambio sementi ESPOSIZIONE E SCAMBIO DI SEMI E PIANTE • Esposizione e scambio di semi e piante a cura della Compagnia del Giardino • Il gioco dell’orto – Attività con i bambini

In ogni luogo della Terra dove l’agricoltura si è diffusa, le popolazioni contadine hanno da sempre curato e sviluppato la gestione delle sementi, con molteplici pratiche differenziate secondo gli agroecosistemi e le forme sociali. Nel mondo attuale, dominato da un’economia che privatizza ogni fase della produzione agricola, la millenaria gestione collettiva delle sementi assume anche un nuovo significato, quello di preservare e gestire in modo evolutivo le varietà agrarie tradizionali, affinché continuino ad essere beni comuni dei contadini e delle loro comunità. Nascono così nuove alleanze tra agricoltori, ricercatori e società civile che si concretizzano nelle esperienze comunitarie delle “Case delle sementi”, con lo scopo di conservare e garantire l’accesso a sementi di buona qualità ed adatte al territorio, associandovi anche attività di formazione e sperimentazione in campo. Nel territorio monregalese il gruppo di lavoro costituito dal Comizio Agrario di Mondovì, Legambiente Cuneo, Associazione Rurale Italiana e Museo Augusto Doro ha avviato da due anni un percorso indirizzato alla salvaguardia della biodiversità agricola vissuta non come mera conservazione, già di per sé lodevole, ma come elemento di ricchezza per il territorio monregalese e più in generale piemontese, nell’ambito di un rilancio che ha come ottica uno scenario di agricoltura multifunzionale e generativa di opportunità di lavoro sia dal punto di vista colturale che culturale e scientifico. Questo significa attuare pratiche di ricostruzione di agrobiodiversità, con una attenzione particolare agli areali collinari e montani piemontesi, attraverso una gestione dinamica delle risorse genetiche vegetali locali. Il progetto, che ha come nucleo centrale il Comizio Agrario, prevede la strutturazione di una rete diffusa sul territorio cuneese e piemontese costituita da siti sperimentali nei quali svolgere le azioni a sostegno del recupero, caratterizzazione e reintroduzione di varietà vegetali tradizionali. A fianco del lavoro in campo, verranno gradualmente sviluppati momenti di formazione e divulgazione, con l’intento, innanzitutto, di rafforzare una rete di persone sensibili ed attive a sostegno della biodiversità agricola contadina. Una rete partecipata da chiunque sia interessato a condividere il percorso: agricoltori, tecnici, docenti, studenti, cittadini e associazioni. Nel corso della giornata, oltre al confronto sugli aspetti generali, vengono presentati i primi percorsi di lavoro collettivo realizzati dal progetto nell’ambito frutticolo (melo e castagno), orticolo (fagiolo) e dei cereali (frumenti e segale). Le azioni prioritarie che sono state individuate riguardano: un lavoro storico documentario finalizzato ad un inventario dei dati sulla presenza e diffusione delle varietà locali sul territorio; la raccolta delle sementi necessarie per i campi sperimentali; la gestione dei siti sperimentali; la descrizione morfogenetica ed agronomica delle varietà prescelte; la formazione in campo tra agricoltori, ricercatori e chiunque sia disponibile alla coltivazione; l’organizzazione di momenti di scambio dei semi, incontri sulle tecniche di conservazione delle sementi, la produzione e diffusione di materiale documentario ed informativo anche verso gruppi di cittadini sensibilizzati alla salvaguardia delle risorse genetiche locali. La realizzazione di queste azioni vede la collaborazione con: il Dipartimento di Scienze Agrarie Forestali e Alimentari dell’Università degli Studi di Torino, l’Istituto di Istruzione Superiore “G. Baruffi” di Ormea, l’Associazione “Custodi dei castagneti della Valle Mongia”, l’ONG Centro internazionale Crocevia.

MAIS TRADIZIONALI IN PIEMONTE
Da almeno una ventina d’anni è in atto un processo di rivitalizzazione delle varietà tradizionali di mais. Esso è
reso possibile grazie a quegli agricoltori, spesso in territori considerati marginali e su piccole superfici, che nel tempo hanno continuato a preservare e coltivare queste varietà.
Nel 2010 in Piemonte per opera del CRAB sono state iscritte sette varietà di mais nel Registro nazionale delle Varietà da conservazione, al fine di favorirne la diffusione e permettere la vendita della semente. Si tratta delle varietà Ottofile bianco, giallo e rosso, Pignoletto giallo e rosso, Ostenga e Nostrano dell’isola
Di fronte ai rinnovati interessi sulla loro riscoperta, il prezioso lavoro di recupero svolto da agricoltori e agronomi deve essere oggi affiancato da pratiche che garantiscano il diritto d’uso collettivo di queste sementi tradizionali, difendendo la loro libera circolazione, al riparo da norme restrittive e forme di appropriazione privata.

 

 

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