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Genziana maggiore

Genziana maggiore

Nomenclatura binomiale: Gentiana lutea
Famiglia: Gentianaceae

La genziana maggiore è una pianta erbacea perenne tipica dei pascoli montani, alta tra i 40 e i 140 cm, ha una grossa radice a fittone e un fusto cavo, le foglie sono grandi, ellittiche, opposte e si rimpiccioliscono mano mano che si sale lungo il fusto.

I fiori sono gialli e peduncolati, molto vistosi e si aprono tra giugno e luglio, la prima volta dopo dieci anni di vita della pianta, il frutto che si forma dopo è una capsula che rilascia i semi, poi diffusi dal vento.
Insieme alla genzianella, molto più piccola e col fiore di colore blu, la genziana maggiore colora di giallo-oro i pascoli di Alpi, Appennini e Sardegna fino ai 2400 mslm. In molte zone d’Italia la genziana è in via di scomparsa a causa dell’eccessiva raccolta delle radici, dalle quali si ottiene un noto digestivo, per questa ragione è
considerata una specie protetta in senso assoluto e viene costantemente sottoposta a monitoraggio.
La parte di pianta utilizzata è proprio la radice, raccolta a fine estate terminata la fioritura, per il suo contenuto in genziopicrina, amarogentina, gentiacaulina (glucosidi amari), mucillagini e olio essenziale. Questo pool di principi attivi danno alla radice di genziana proprietà eupeptica (aperitiva e digestiva in contemporanea), febbrifuga, immunomodulante e depurativa del sangue. Come già detto, la radice di genziana viene utilizzata per farne l’omonimo liquore dall’azione digestiva, questo grazie ai glucosidi amari, che sono le sostanze più amare che si possono trovare in natura. La radice deve essere essiccata prima di essere distillata e può anche essere
utilizzata per fare un semplice decotto digestivo, naturalmente dalle note molto amare. Con la radice si può anche ottenere la tintura madre, cioè un estratto idroalcolico, molto utile per un dopo pasto “strong”, ma anche per stimolare l’appetito (azione aperitiva) e le difese immunitarie dopo una convalescenza (la genziana è in grado di modulare la produzione di globuli bianchi) e per abbassare la febbre in poche ore, tra l’altro indicata anche per i bambini.
La genziana essendo raccolta dopo la fioritura (i fiori sono quindi secchi e non più riconoscibili) può essere confusa con un’altra pianta, la cui radice è tossica: il veratro bianco (Veratrum lobelianum). Tutta la pianta, in particolare la radice del veratro, contiene alcaloidi tossici (veratrina e veratridina) che rallentano il battito cardiaco, abbassano la pressione e causano vomito e diarrea. Confondere le due radici per farne un liquore può essere letale, questo però può accadere solo quando nella “raccolta fai da te” non viene osservata bene la morfologia delle foglie, comunque
ben diverse. Cosa ancor più importante, ben diversa è la morfologia delle due radici: quella della genziana è ingrossata, liscia e con la polpa chiara, mentre quella del veratro è ingrossata ma più breve, nerastra e con numerose radici secondarie chiare.
A cura di Milano Marzia (Erboristeria Monte Regale) per il Comizio Agrario di Mondovì.

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